Perchè fare promozione sociale

 

Un pò di storia 

Negli ultimi decenni è incrementato il numero delle esperienze di associazionismo, caratterizzate dall’autoproduzione di servizi, oltre che spesso da attività di tutela e promozione dei propri soci e più in generale della categoria di appartenenza. In particolare la caratteristica di parte di tale tipo di organizzazioni, nate a partire dagli anni ‘70 soprattutto nel campo della disabilità, è il loro imperniarsi non più su particolari categorie di invalidità, quanto sull’individuazione di necessità e di patologie specifiche e l’erogazione appunto sia forme di tutela sia di servizi volti all’integrazione sociale. La caratterizzazione degli aspetti specialistici delle associazioni permette la diretta mobilitazione di soggetti e familiari nella gestione delle attività associative. Questo fenomeno ha particolare rilevanza negli ambiti locali, dove si osserva la diffusione di piccole aggregazioni molto specializzate nella gestione e nella tutela di problemi specifici, al cui interno si sviluppano circuiti di aiuto cooperativo tra gli stessi soggetti in stato di bisogno. .Le associazioni di promozione sociale inoltre oltre all’offerta di aiuti specifici, non sviluppano tanto un ruolo di intermediazione per l’ottenimento di benefici pubblici, quanto forme di espressione locali per ottenere agevolazioni specifiche (come l’abbattimento di barriere architettoniche o servizi di trasporto), o per il riconoscimento di diritti che non appaiono sufficientemente garantiti. Esperienze specifiche in questo campo sono quelle di organizzazioni (come l'Endas) che, tramite numerose sezioni diramate sul territorio nazionale anche a livello locale, si occupano di persone svantaggiate come portatori di handicap o di soggetti sulla soglia della marginalità determinati da fattori sociali. Precipuamente tali organizzazioni si basano solo sul lavoro volontario dei propri soci. L’Anffas ad esempio nel 1999 aveva 199 sezioni in tutta Italia, ma solo in 58 aveva sviluppato servizi direttamente, anche tramite personale retribuito (centri diurni, centri riabilitativi, laboratori etc.). Una forma di associazionismo di promozione sociale, dalle origini parzialmente differenti rispetto alle organizzazioni prese in considerazioni fin qui, basata sull’esperienza ottocentesca delle associazioni di mutuo soccorso, è rappresentata dalle associazioni di pubblica assistenza, che tradizionalmente hanno svolto attività di tipo sanitario me che, in questi ultimi anni, hanno progressivamente iniziato a svolgere servizi di carattere socio-assistenziali. Le associazioni di promozione sociale non si basano però completamente sul lavoro di volontariato, ed è per questo che la legge 266/91 non ne riusciva a regolamentare completamente il loro statuto. L’organizzazioni self-help si dota in molti casi anche di personale retribuito presentando un profilo misto, caratterizzato dalla compresenza di volontari e personale professionalizzato retribuito, configurando una tipologia organizzativa che è a metà strada tra il volontariato “puro” e le organizzazioni professionalizzate. In particolare le principali distinzioni tra questo tipo di organizzazione e quella di volontariato risiedono nell’origine dell’organizzazione e in buona parte della propria membership, fondata e composta , nel primo caso in prevalenza da persone che hanno legami parentali o sono esse stesse direttamente parte dell’utenza oggetto dell’intervento dell’associazione, fondata e composta nel secondo caso da persone che non hanno particolari legami parentali o non sono esse stesse parte dell’utenza a cui è diretto il servizio prestato dall’associazione.

Ruoli e compiti dell'asociazione di promozione sociale

Fino a tempi recenti, la legislazione italiana ha regolato fin dai primi anni ’90 in maniera generale solo due tipi di organizzazioni no profit: le organizzazioni di volontariato e le cooperative sociali mentre per le associazioni di promozione sociale si è proceduto provvedendo ad hoc per singolo caso, legislativamente sotto la forma appunto di associazioni riconosciute e solo recentemente, proprio grazie alla legge 383/2000, hanno visto riconoscere una loro forma complessiva. Le caratteristiche di queste ultime organizzazioni, ed il fatto di basarsi spesso sul lavoro di volontariato o su un mix di lavoro di volontariato e di lavoro retribuito, hanno reso necessario la creazione di una legge generale che le inquadrasse come attori autonomi riconosciuti giuridicamente nell’ambito del terzo settore, al pari delle organizzazioni di volontariato e delle cooperative sociali. I fini degli operatori del terzo settore possono essere o di tutela dei diritti o di advocacy, nel caso specifico delle associazioni di promozione sociale nella maggioranza sono i fiini di advocacy a prevalere, offrendo servizi di “welfare leggero”, legati principalmente alle attività di ascolto, di animazione, di accompagnamento/sostegno. Altra caratteristica delle realtà di promozione sociale è la molteplicità delle utenze su cui intervengono: quasi la metà di esse infatti (il 49%), è impegnata almeno su tre tipi di utenze, mentre solo poco meno di un terzo (il 29.5%) concentra la propria azione su un solo tipo di soggetti. Nella fattispecie sono gli anziani (45,3%), i portatori di handicap (39.1%) e i portatori di indigenza (31.5%) le tre categorie di utenti che ricevono più attenzione. Circa un quinto delle associazioni si occupa di minori e di immigrati ed il 13.1% di tossicodipendenti.

Le caratteristiche dell'associazione di promozione in italia

In Italia la FiVol (Fondazione italiana per il Volontariato) realizza dagli anni ‘90 studi e statistiche sulle organizzazioni di volontariato in Italia. Le realtà di volontariato rilevate dalla FiVol operano in diversi settori ( protezione civile, socio sanitario, socio assistenziale, protezione dei beni culturali etc.). La tipologia più diffusa è quella attiva nel campo socio-assistenziale fornendo servizi di vario genere e/o tutelando e promuovendo i diritti di particolari categorie di utenti. Il primo tipo di organizzazioni è più numeroso del secondo; infatti la FiVol ha stimato che vi sono quasi 4600 associazioni che forniscono servizi e solo circa 700 che lavorano unicamente per la tutela dei diritti. Anche se vi sono similitudini, i profili delle organizzazioni di tutela dei diritti e di quelle che erogano servizi tende abbastanza a differire. Tali entità sono molto più presenti come già detto al Nord, soprattutto nei Comuni di medio-grandi dimensioni, mentre sono molto carenti in quelli di piccole dimensioni. C’è da aggiungere il fatto - anche se nel complesso in Italia il fenomeno del terzo settore ha profonde radici storiche - che sempre al Nord vi è un livello di consolidamento del fenomeno di gran lunga maggiore rispetto al Centro ed al Sud: infatti al Nord vi sono in media 11 organizzazioni per ogni 100.000 abitanti, il picco si ha nel Nord-Est con 15.7; solo 6 organizzazioni per ogni 100.000 abitanti nel resto del nostro Paese, anche se è doveroso puntualizzare che proprio il Sud è l’area con maggior dinamismo di crescita; infatti dal 1986 sono nate più della metà (il 52.8%) delle associazioni per quest’area del nostro Paese. Le associazioni che prestano servizi tendono a non sconfinare oltre il territorio dove sono nate: il 63% opera solo a livello comunale o di quartiere mentre solo il 5% opera come l’ENDAS a livello nazionale, il restante opera a livello interregionale. Le organizzazioni di volontariato e di promozione sociale inoltre tendono a caratterizzarsi per il livello contenuto di risorse attivate. Infatti esse al 90%, fanno ricorso al lavoro volontario dei loro iscritti e molto ridotte risultano anche le entrate, in media pari ai 5.000 euro; si tratta di entrate di tipo privatistico: infatti solo il 16% delle organizzazioni che forniscono servizi hanno prevalentemente entrate pubbliche. Le modalità di regolazione della struttura organizzativa di queste associazioni, sono influenzate dall’interrelazione che hanno con l’ambiente di riferimento, essi possono essere: gli enti pubblici, la Chiesa e gli altri attori del terzo settore, oltre ad essere influenzati dal tipo di contesto per il quale offrono servizi e/o tutela.

Promozione Sociale