I Destinatari dell'intervento

I Giovani

È solo uno stereotipo culturale, la convinzione piuttosto diffusa, che l’adolescenza e, più in generale, la gioventù costituiscano una irripetibile fase dell’esistenza umana in cui non sono presenti preoccupazioni ed angosce e che l’esistenza scorre sempre in modo sereno e gioioso. Invece la condizione di chi si affaccia alla vita adulta è sempre un percorso tortuoso ed incerto nel quale si costruisce la propria personalità individuale e sociale, una fase in cui l’esperienza del fallimento è continua e dove le incertezze predominano sulle certezze e quindi dove regna un profondo disagio velato e troppo spesso non rilevato e dichiarato. Nel gennaio del 2009 la popolazione italiana contava 60.045.068 di abitanti; l’aumento demografico del nostro Paese, in un contesto europeo dove il tasso di crescita è quasi pari allo zero, è stato generato soprattutto dai flussi migratori (soprattutto di individui giovani) che interessano le zone settentrionali del nostro paese; Se nello specifico prendiamo in considerazione la fascia d’età che va dagli undici ai diciotto anni, l’Istituto nazionale di statistica ci informa che raggiungiamo quota 4,6 milioni circa; se a questi numeri aggiungiamo anche coloro che hanno diciannove e vent’anni si arriva a circa 5,8 milioni di giovani-adolescenti, parliamo quindi del 9% dell’intera popolazione nazionale.

L’osservatorio nazionale dell’Endas ha voluto rivolgere nel progetto, la sua attenzione proprio a questa delicata fascia d’età; era stato inoltre rilevato che sebbene la popolazione italiana complessiva conti un numero di donne maggiore a quello degli uomini, nella fascia d’età compresa tra gli undici ed i vent’anni, la popolazione maschile supera quella femminile di circa 200.000 unità. Questo è un dato molto importante per chi opera nel terzo settore, in quanto sono proprio i giovani maschi coloro che sono più a rischio di fenomeni di marginalità sociale, in quanto, soprattutto per le “peculiarità” insite nel genere maschile, essi sono più portati ad aggregarsi in gruppo e a sfociare in possibili atti violenti; a ciò si aggiunge, stavolta per modelli culturali condivisi soprattutto al sud, il fatto che è “l’uomo” a dover provvedere al fabbisogno economico della famiglia, e laddove non sia possibile guadagnarsi da vivere a causa del mancato accesso al mercato del lavoro, essi spesso delinquono, di frequente spinti proprio dall’emulazione di comportamenti familiari devianti o imitando alcuni esponenti del loro gruppo. Giovani quindi che probabilmente continueranno a crescere e a vivere la propria vita, emulando comportamenti devianti e proseguiranno la loro esistenza confrontandosi ed accettando valori e norme di subculture negative;