Progetto anno 2009 - Lo Scambio Intergenerazionale

L’idea da cui nasce il progetto

L’invecchiamento è un fenomeno che caratterizza l’individuo (invecchiamento biologico) e la società (invecchiamento demografico). “Invecchiare è un privilegio ed al contempo una meta della società. È anche una sfida, che ha un impatto su tutti gli aspetti della società del XXI secolo”. Con questo messaggio l'Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come oggi la terza età si qualifichi realmente come nuova fase dell'esistenza, che può puntare a una migliore qualità della vita, ma che esige anche un'attenzione specifica da parte del sistema sociale. Ma proprio nell’attuale società contemporanea è da tenere presente che non si invecchia soltanto per degenerazione biologica ma anche e soprattutto per ragioni culturali, concetto derivante dall’ idea che la cultura occidentale si è fatta della vecchiaia come di un tempo inutile: di qui la connessione tra la vecchiaia e l’inutilità. In questo senso, la centralità che riveste la “partecipazione alla vita della comunità”, indicatore costruito attraverso variabili sociali come il lavoro, il tempo libero, l’interazione con gli altri individui e l’attività psicofisica in generale.  Proprio la partecipazione alla vita della comunità diviene, a volte, una lotta imprevista tra i “vecchi” che non vogliono lasciare in eredità il loro spazio sociale e i giovani che non sanno come cominciare ad inserirsi nel tessuto civico e sociale della comunità di riferimento, in questo modo, partendo da un livello locale periferico, nascono asimmetrie di potere che si estendono a livello regionale e nazionale. Oggi la popolazione anziana, incide sul totale della popolazione italiana per il 18,2%; all’inizio del 1900 questa percentuale era del 6% e nel 1961 del 10,5%. Le previsioni indicano un tasso del 23% nel 2020.  L’aiuto che le reti affettive possono offrire all’anziano per fronteggiare le sue difficoltà di salute e le sue problematiche fisico, sociali e psicologiche è determinante, ma questo però non è sempre possibile in quanto, soprattutto nelle realtà del centro nord, dove culturalmente sono presenti modelli di vita familiare più frammentati, gli anziani over65 sono spesso soli e lontani fisicamente e socialmente dai loro cari; in tal senso come è ben risaputo, l’assistenza fisico e psicologica non è un elemento sempre garantito dai servizi sociali e proprio per questo motivo, il terzo settore italiano, deve intervenire laddove le reti familiari e l’assistenza sociale non riesce ad arrivare. 

I Motivi

Come si evince dal titolo, il presente progetto elaborato per il 2009 dall’Endas vede come vettore privilegiato, per favorire e sostenere la partecipazione alla vita della comunità lo scambio intergenerazionale tra due generazioni: anziani over65 e giovani. La scelta è ricaduta su tale concetto perché nelle attuali metropoli secolarizzate sono sempre più presenti ed “ingombranti” le nuove tecnologie della comunicazione. Quest’ultime hanno confinato in ambiente informatico-virtuale le interazioni sociali; ma se da un lato ha accresciuto e velocizzato lo scambio di relazioni tra loro (soprattutto quelle tra coetanei), ha però causato una diminuzione radicale di interazioni “fisiche” tra persone di età differente. Quanto appena detto raggiunge l’apice soprattutto nell’incontro tra giovani e anziani, infatti quest’ultimi per diversi motivi non vogliono o non possono accedere alle nuove tecnologie della comunicazione e di conseguenza non possono “frequentare i luoghi virtuali di incontro”. Lo scambio intergenerazionale di conseguenza negli ultimi anni si è ridotto al minimo e di conseguenza il bagaglio culturale e morale degli anziani che veniva interiorizzato dai giovani nei luoghi fisici di confronto, come potevano esserlo le piazze, le chiese, i cortili e i circoli è in costante diminuzione. Nei contesti appena citati, attraverso le interazioni quotidiane face to face, giovani ed anziani potevano interagire tra loro; tutto ciò invece oggi tende a mancare, causando assenza di integrazione tra le due controparti, incrementando il già esistente "disagio sociale” che colpisce soprattutto le giovani generazioni e l’esclusione sociale che invece tende a prendere di mira gli anziani. Diversi orientamenti teorici hanno studiato questa situazione dell’anziano; in particolare ci possiamo soffermare su due orientamenti: il primo sostiene che questa età è quella del disimpegno sia fisico che psicologico e sociale perché il soggetto deve prepararsi alla morte. L’altro orientamento sostiene invece che l’anziano mantiene le stesse caratteristiche delle persone di mezza età tranne quelle biologiche, mantenendo pertanto la capacità di mantenersi attivo fino ad età avanzata. In questo senso l’attività contribuisce a mantenere in esercizio le diverse funzioni dell’individuo, impedisce il decadimento e permetterà al soggetto di sentirsi vivo, utile e socialmente valido. Conseguirà un sentimento di autovalutazione che impedirà l’insorgenza della depressione, del sentirsi un sopravissuto, del sentimento di inutilità o della mancanza di speranza. I campi che l’anziano potrà coinvolgere nell’organizzazione del proprio tempo sono molteplici, si va dalla sfera dell’affettività, a quella dell’apprendimento continuo, dall’espressione personale al rapporto con il corpo, fino ad arrivare allo sport, al gioco, al divertimento, ma anche al tempo libero come impegno. L’importanza è data dal fatto che le attività siano scelte e accettate liberamente. Presentando valori e qualità particolari hanno degli effetti socializzanti e rispondono a bisogni affettivi e di riconoscimento.

Da un ampio studio condotto sulla popolazione italiana si è evinto che i principali fattori di benessere per la qualità della vita, una volta raggiunta la terza età, sono :

- mantenere allenata la mente 38%

- avere un buon rapporto con i nipoti/giovani 34%

- avere buona disponibilità economiche 31.3%

- essere utile a qualcuno 29.3%

- fare le cose di cui si ha voglia 28%

- avere una rete di amici 16.7%

- vivere in un piccolo centro 4.7%

- avere un lavoro 4%

Sicuramente il tempo libero e nello specifico la pratica dello sport e del turismo sociale ad esso connessa, è una delle leve che può offrire agli anziani una opportunità di integrazione sociale; il problema è che così come è oggi concepita questa pratica, non consente il raggiungimento dell’obiettivo summenzionato; infatti allo stato, sia lo sport per la terza età, sia il turismo sociale ed sono concepiti più come una attività, mirata alla risoluzione dei problemi legati alla piena occupazione delle palestre che alla stagionalità del settore turismo, piuttosto che alla soddisfazione delle esigenze particolari dell’utenza. D’altro canto l’impegno nel tempo libero e nella pratica dello sport e del turismo sociale possono offrire ai giovani volontari uno strumento per l’inserimento nel mondo del lavoro, oltre che un utile confronto con gli anziani per comprenderne da un lato le reali esigenza di socializzazione e dall’altro per mutuarne le esperienze di vita, utili ad una loro completa maturazione. Per questo motivo il presente progetto assume caratteri sperimentali, nel senso che nell’individuazione delle attività socializzanti e/o di tempo libero si sono condotti studi e ricerche in collaborazione con un campione di destinatari appartenente alla rete sociale Endas.

I principali risultati attesi

I principali risultati attesi sono nell’ordine:

- La creazione all’interno del circuito tradizionale dell’Endas di una rete sociale, sia a livello   nazionale che locale, in grado di coordinare, progettare, elaborare e realizzare strategie, mirate allo   sviluppo della “Cittadinanza Sociale e della Solidarietà Sociale”

- Il coinvolgimento degli anziani nella rete sociale, all’uopo creata, per la valorizzazione e la   diffusione dei temi relativi allo “Scambio Intergenerazionale” ed in generale alle interazioni nella   comunità relative alle buone prassi e alla Solidarietà Sociale;

- Lo scambio di dati relativi al tema progettuale tra le strutture dell’Endas impegnate e gli   interlocutori esterni comunque coinvolti nelle attività di progetto (Enti pubblici e strutture del   privato sociale)

Infine ci sarà comunque una ricaduta di utilità nella attuazione di azioni di prevenzione e recupero dal disagio sociale e di riduzione della marginalità sociale, graduate e differenziate secondo le caratteristiche dei soggetti e le condizioni di disagio sociale e culturale dei contesti familiari e territoriali di riferimento.