Progetto anno 2006 - Mobbing ed Associazionismo

 

L'idea da cui è nato il progetto

L’idea progettuale nasce dalla considerazione concreta che la marginalità sociale e il disagio socio-economico, due mali che incidono in modo rilevante sul buon andamento della nostra società, sono spesso  la inevitabile e negativa conseguenza di un fenomeno, ormai generalizzato, che affligge il nostro mondo del lavoro: il “mobbing”. Il termine mobbing, deriva dal verbo inglese to mob, che significa: accerchiare, attaccare, aggredire in massa. Questo termine è ormai entrato a far parte del vocabolario del mondo del lavoro, rappresentando un fenomeno ampio e dagli effetti pericolosissimi sia per il lavoratore che ne è colpito, sia per il benessere dell’intera società, creando ampie sacche di disagio e marginalità sociale, che a nostro avviso possono essere combattute anche e soprattutto attraverso l’impegno dell’associazionismo di promozione sociale. Nell’ambito lavorativo, la parola mobbing assume il significato di pratica persecutoria o, più in generale, di violenza psicologica, perpetrata dal datore di lavoro o da colleghi (mobber) nei confronti di un lavoratore (mobbizzato) per costringerlo alle dimissioni o comunque ad uscire dall’ambito lavorativo.

I motivi

Il summenzionato fenomeno, peraltro in continuo aumento, rappresenta probabilmente la principale causa di marginalità sociale e disagio socio-economico nell’ambito di tutte le tipologie di realtà lavorative, da quelle di dimensioni minori a quelle che contano migliaia di impiegati. Una delle caratteristiche principali di tale pratica persecutoria consiste nella crescita di un vero e proprio disagio da parte del mobbizzato che oltre a perdere la stima in se stesso, vede anche l’insorgere di problemi di tipo fisico; studi condotti sull’argomento, permettono di tracciare una sorta di schema evolutivo del modo in cui si manifestano i sintomi; nei primi sei mesi appaiono i primi sintomi psicosomatici: incubi, insonnia, inappetenza, nausea, solitudine con ripiegamento su di sé. Si ha il passaggio dal mobbing al terrore psicologico. Dai 15 ai 18 mesi si crea uno stato cronico di ansietà. Dai 2 ai 4 anni dall’inizio del conflitto appaiono disturbi della personalità: depressione, fobie, pensieri ossessivi, che generano dipendenza da tranquillanti, che a loro volta provocano abulia ed assenza dal lavoro per malattia. A livello psicologico può esplodere aggressività, sia contro di sé, fino al suicidio, sia verso la famiglia, compromettendo le basilari relazioni interpersonali. Dal lato economico la vittima, lavorando meno e male, assentandosi continuamente per malattie, subisce perdite in termini monetari rilevanti. Il lavoratore viene poi, come estrema conseguenza, licenziato, messo in mobilità o in prepensionamento. Ricerche condotte all’estero hanno dimostrato che il mobbing può portare fino all'invalidità psicologica, e che quindi si può parlare anche di malattia professionale o di infortuni sul lavoro. In considerazione di quanto detto sopra, il ruolo dell’Endas, in quanto associazione di promozione sociale, può essere estremamente importante nella direzione da un lato della denuncia del problema, attraverso i propri sistemi informativi, a livello nazionale e periferico, e dall’altro nel recupero del lavoratore “mobbizzato”, attraverso l’inserimento di quest’ultimo nel proprio circuito associativo, strumento idoneo, a causa delle sue peculiari attività istituzionali, al superamento del disagio e della marginalità sociale. L’associazionismo di promozione sociale assume in tal modo i connotati di servizio di pubblica utilità, perseguendo finalità sociali e di promozione umana, gestendo anche servizi socio-sanitari ed educativi, attraverso i quali permettere l’integrazione lavorativa di persone socialmente svantaggiate.

Le metodologie

Sensibilizzare i quadri dell’ente rappresenterà il primo step da seguire all’ interno dell’ iniziativa progettuale; ciò comporterà, in particolar modo nella prima fase del progetto, la necessita di realizzare degli incontri formativi con esperti della tematica in oggetto quali avvocati, sindacalisti, medici e rappresentanti di associazioni a difesa del cittadino saranno impegnati in incontri formativi con i nostri volontari per preparali alla attivazione degli sportelli di sostegno; i volontari dovranno pertanto acquisire nozioni di carattere legale, medico ed economico sulla tematica del mobbing. Una volta terminata la fase della creazione del circuito e della formazione dei volontari, sarà utilizzato, per l’intero periodo progettuale, il metodo della partecipazione attiva dei destinatari del progetto; nello specifico si procederà quindi alla creazioni di sportelli organizzati su base regionale (o laddove previsto, su base provinciale) che saranno predisposti ad accogliere le istanze di sostegno degli individui che versano in condizioni di marginalità sociale a causa di fenomeni mobbizzanti. Tali sportelli, dove saranno sempre presenti i quadri volontari dell’ente e settimanalmente uno psicologo ed un avvocato, avranno il compito di fornire una assistenza completa ai destinatari del progetto. Grande spazio sarà inoltre dato all’azione di sensibilizzazione e promozione sul fenomeno che consisterà principalmente nella realizzazione di seminari, convegni, incontri e dibattiti, che vedranno impegnati sia i volontari del progetto (prima fase) che i destinatari finali (seconda fase) nell’opera di informazione. Lo stesso grande spazio sarà riservato all’interno del Portale dell’Endas, con apertura di una finestra apposita sul mobbing e di un Forum dedicato nel quale tutti gli interessati potranno dibattere il problema, chiedendo informazioni e fornendo suggerimenti: un luogo pubblico virtuale in cui far convergere tutte le istanze relative al tema progettuale. Tutto il materiale ed i dati raccolti durante le varie fasi progettuali saranno poi sintetizzati in un report finale, la cui diffusione sarà capillare, interessando sia il circuito associativo dell’Endas che tutte quelle realtà associative e non, che ruotano intorno al mondo del lavoro. Tutto il lavoro, come ormai di prassi, sarà coordinato dall’Endas nazionale, che agirà come struttura centrale e portante del progetto.

I principali risultati attesi sono nell’ordine:

1. procedere al recupero ed al reinserimento, sia dal punto di vista professionale che sociale; di soggetti che sono stati vittime di azioni mobbizzanti;

2. creare e condividere all’interno dell’intera struttura nazionale un insieme di best practices;

3. creare un Forum all’ interno del portale ufficiale dell’ente all’interno della quale i soggetti possano, attraverso internet, procedere alla condivisione delle proprie esperienze personali;

4. favorire la creazione di un circolo virtuoso in cui i soggetti che un tempo sono stati in una prima fase i destinatari dell’intervento progettuale, divengono ora quadri dell’ente e quindi soggetti che, a fronte dell’ esperienza maturata, possono sensibilizzare ed informare successivi soggetti circa la soluzione di problemi legati al fenomeno del mobbing.